pensieri a caso... Sono di nuovo in ufficio Argh!





4.7.08

Provati per voi: la biocesta.
Per diverso tempo ho cercato un GAS a cui aderire, ma il poco tempo e i mille impegni mi hanno sempre frenato, il fatto che mio padre ne avesse messo su uno e che quindi potessi prendere pasta e prodotti secchi con calma quando passo a trovarlo, hanno dato poi la botta finale alla mia ricerca.
Rimaneva comunque il problema di frutta e verdura che notoriamente qui nella grande pera sono insaporti e carissimi al supermercato e con un prezzo ragionevole, ma spesso da mangiare entro poco tempo, se acquistati al mercato rionale del sabato.
La scoperta dell'esistenza di un servizio di consegna a domicilio di verdura biologica mi ha quindi folgorato sulla via di Damasco.
Sia per la comodità della faccenda: tutte le settimana arriva la cassetta e poi si paga a fine mese con un bonifico o istituendo un rid.
Sia per la qualità della merce: merce biologica proveniente direttamente dai produttori, senza mille passaggi.
La prima cassetta è arrivata mercoledì. A parte il ribes, che causa cattiva impacchettazione, si è sparpagliato per tutta la cassetta, smarmellandosi anche un pochino, tutto il resto era in ottime condizioni.
Le pesche noci sanno di pesche noci, il ribes superstite ha dato un ottimo gusto al gelato allo yogurt autoprodotto ed anche le coste passate in padella non erano affatto male.
Restano da sperimentare fagiolini, melanzane, pomodori lattuga e anguria.
Nel complesso come primo impatto sono rimasta molto soddisfatta.
La composizione della cassetta viene decisa dal produttore, si possono indicare fino ad un massimo di 5 prodotti non graditi, da sostituire con altro. Io ho messo il veto solo sugli asparagi.
Il Marito individuando coste e fagiolini si è un po' intristito, ma io mi son detta che mica possiamo vivere di sole melanzane ed avere della verdura a sorpresa in cassetta stimola anche a creatività in cucina.

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3.7.08

Provati per voi: il messaggio thai.
L'altra sera ho finalmente sperimentato il massaggio thai.
La signorina minuta ed occhialuta che mi ha accolto alla reception come nei migliori stereotipi mi ha detto "Plego, si accomodi" accompagnandomi in una saletta decorata ikea.
Il massaggio thai anche se nell'imaginario collettivo facilmente è associato ad uomini soli dediti al turismo sessuale, in realtà non ha nulla di sensuale. Si rimane vestiti e ci si sdraia su di un tappetino.
La massaggiatrice inizia a tirarti gli alluci e a svitarti le caviglie.
Poi prosegue appoggiandoti le mani sulle cosce e premendo con il peso stesso del suo corpo.
E per fortuna che è esile e magrolina e non ha la stazza del massaggiatore egiziano della volta precedente.
Dalle cosce si passa alle anche. Finito questo si passa al lato B dove le pressioni proseguono e dove ti viene assestata anche qualche vivace strizzatina al gluteo.
Fin qui, a dispetto di quanto si potrebbe supporre dalla descrizione, la cosa risulta abbastanza piacevole.
E non è male nemmeno lo smanacciamento in zona scapola.
Sul finire della mezz'ora di prova pensavo di essere uscita indenne dalla sessione, quando la gentile signorina ha iniziato a manipolarmi la testa.
Con mossa subdola mi ha passato le mani sulle tempie, poi mi ha fatto girare la testa a destra e poi a sinistra, in alto e poi in basso. Fin qui tutto bene.
Il problema è stato quando con una mossa alla Jack Bauer da dietro mi teneva la testa girata da un lato con un braccio, mentre affondava la mano libera nei fasci muscolari del collo.
Lì ho pensato di averle fatto uno sgarro e che volesse uccidermi. Forse, fossi stata più rilassata, sarei riuscita a beneficiare anche di questa mossa ninja.
Finita la tortura, la signorina si è inchinata giungendo le mani al cuore e mi ha ringraziato.

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27.6.08

Per la serie autosputtaniamoci: le nuove fantastiche avventure di Ginevra alla beauty farm.

Antefatto: poco dopo Natale, mentre a casa di mia madre stavo azzannando un pezzo di torrone gigante rassicurata dall'assenza di bilance pesa persone, mi squillava il telefono. I satanici promoter del palestra avevano deciso di fare leva sui sensi di colpa post natalizi per spingere la gente ad abbonarsi. Proponevano prezzi stracciati e mi feci abbindolare.
Inutile dire che quando in zona "prova costume" hanno provato a farmi rinnovare l'abbonamento, non hanno dovuto faticare molto a convincermi. Comprese nel pacchetto 2 ore in beauty farm, con la possibilità di provare qualsiasi trattamento disponibile.
Ieri ancora di colorito rossopomodoro, mi decido finalmente ad andare a prenotare i miei trattamenti. E' la giornata dei bidoni e la ragazza alla reception alla mia richiesta di provare il massaggio tonificante/snellente, mi propone di sperimentarlo immediatamente. Sempre che, aggiunge, io non abbia problemi a farmi massaggiare da un uomo.
Decido di sperimentare: M. il massaggatore è un signore di mezza età molto abbronzato che mi fa accomodare nel box massaggi. M. deve essere egiziano perchè dal suo stereo portatile escono note tipicamente orientaleggianti, musica ritmata sulla quale esibirsi in coreografie raqs sharqui. La cosa mi perlime un attimo, dal momento che massaggio, nel mio immaginario, è sinonimo di relax, musica soffusa e una lieve brezza di mare. Sarà che il primo ed unico massaggio sperimentato in precedenza risale al viaggio di nozze in Messico, alla spiaggia del Capitan Lafitte.
Non faccio in tempo a venire a capo della mia perplessità che il signor M. comincia a smanacciarmi energicamente le gambe. Mi sgrida perchè bevo poco e mi dice che sente un principio di cellulite. Fin qui tutto bene.
I problemi cominciano quando inizia a prendermi a schiaffoni la pancetta, che lungi dall'essere tartarugata, ha la consistenza ed il colore di un budino alla fragola (si ricordi la lampada mal riuscita). La mia povera pancia inizia a muoversi e traballare in maniera incongrua, una bella manata di taglio all'altezza di un fianco e la mia ciccetta si produce in una serie di onde che si propagavano fino all'altro fianco, dove immediatamente il signor M. è pronto a sferrare un'altra manata.
La cosa mi prova abbastanza, ma la tortura non è ancora finita, mi giro e iniziano gli schiaffoni al sedere, per fortuna con effetti meno disastrosi di quelli alla pancia.
La mezz'ora più lunga della mia vita.
E pensare che ci sono persone che pagano per farsi prendere a botte.
Non paga comunque martedì sperimenterò il massaggio thailandese scelto, inutile dirlo, basandosi sull'esoticità del nome. Forse avrei dovuto evitare di documentarmi ed andare incontro al mio destino con incoscenza, leggo infatti:
Un’altra unicità di questo tipo di massaggio è che le tecniche si spingono fino al limite delle possibilità del paziente, con l’utilizzo delle mani, dei gomiti, delle ginocchia e dei piedi.
Se sopravvivo mercoledì vi renderò partecipi.

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26.6.08

Nell'attesa di stabilire la liceità di autodefinirmi ragazza, posso, senza timore di smentita, auto appellarmi come Pirla.
Viso che di andare al mare per il momento non se ne parla, ho creduto opportuno fare una doccia solare per migliorare il mio colorito bianchiccio.
Adesso sono di un bel color rosso pomodoro maturo fosforescente.

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25.6.08

Definizioni
Fino a che età è lecito autoprocalmarsi ragazza?
E' una questione mentale di come ci si sente dentro o è necessario indossare Manolo Blanik e chiamarsi Carrie Bradshow e si può continuare impunemente fino ai 40?
La domanda mi si pone con urgenza quando telefonando a qualcuno, dopo essermi qualificata con nome e cognome, ho la necessità di ricordare al mio interlocutore chi sono.
Ad esempio l'altro giorno ho chiamato un tizio e siccome sono 3 anni che non lo vedo dal vivo e prima di questi tre anni ci siano visti una volta sola, mi sono definita "la ragazza del box", senza timore di essere smentita. Il tempo, si sa, rende i ricordi sfumati.
A breve invece dovrò chiamare il veterinario caparezza per sapere quando dovrò portare Sushi a fare i debiti vaccini. Per fargli capire che sono la psicopatica che per tre settimana consecutive lo ha tempestato di telefonate per avere indicazioni sulla cura del gatto trovatello e per informarlo dei movimenti intestinali del suddetto gatto. Come definirsi?
La ragazza che ha trovato il gattino? La mamma del gatto orfanello? La padrona della gattina lo escludo a priori, visto che casomai è Sushi a comandare e a breve si intesterà l'appartamento e la moto e ci darà lo sfratto.
Conoscendomi farfuglierò qualcosa tipo "sono sg ump gn frr GATTINA, quando devo portala per i vaccini?"
E forse già il fatto che io mi pnga questi dubbi dovrebbe farmi pensare che è ora di rinunciare all'appellativo.

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24.6.08

Gatt* o delle proprietà neurodistruttive di un felino.

Siamo pressochè certi che sia femmina e l'abbiamo chiamata Sushi.
Il sushi è elegante ed è buono, Sushi ha le zampe stortarelle ed è un piccolo diavolo, ma quando la guardi dormire a pancia all'aria, ti viene voglia di mangiarla tutta, per cui ci sembra che il nome cada a pennello.
Sushi passati i tempi in cui giaceva parzialmente esanime nella sua scatola, ora scorrazza liberamente per l'appartamento e seppure siamo riusciti ad insegnarle l'utilizzo della cassettina e della ciotola è fonte continua di inenarrabili disastri.
Lo sport preferito di Sushi è azzannare piedi mani e qualunque altra parte anatomica le capiti a tiro.
Questo finesettimana l'abbiamo caricata in macchina a portata al mare, il viaggio di ritorno effettuato nel primo pomeriggio è stato alquanto difficile per la piccola e ad un certo punto temevamo di averla arrostita definitivamente. Così mentre io tentavo di farmi ritirare la patente per eccesso di velocità, il Marito le faceva leccare acqua fresca dalle dita.
Arrivati a casa, con l'aiuto della aria condizionata, la piccola si è ripresa e ci ha regalato attimi di grande affetto in cui invece di scotennarci sedeva assieme a noi con aria beata.
Per evitare di mettere ancora a dura prova la sua tempra abbiamo deciso che la sposteremo solo per periodi lunghi e abbiamo acquistato una superciotola con timer per le assenza brevi. Resta la minaccia "se non fai la brava ti porto a fare un giro in macchina", ma Sushi non ci crede.
Mia madre vedendoci totalmente dissennati per il frugoletto peloso ha sentenziato che dovremmo pensare a fare un figlio, ma noi non siamo convinti. C'è voluto un mese e mezzo per lasciare la piccola sola con la ciotola col timer, per un bambino i tempi sono al di là dei limiti della nostra pazienza.

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23.6.08

Causa traffico vacanziero, mercato e bagnanti in libera uscita, abbiamo avuto qualche problemino a raggiungere il luogo deputato per la cerimonia e siamo arrivati un pelo in ritardo.
Le letture erano già state lette e il frate stava predicando. Sarà per quello e per il sobrio accompagnamento musicale, che la funzione religiosa mi è sembrata estremamente breve rispetto agli standard.
Io e il Marito occupavamo l'ultima fila di sedie vicino all'ingresso, nonostante questo, viste le dimensioni ridotte della chiesa, avevamo un ottima visuale sull'altare e sugli sposi.
A. e F. erano raggianti e bellissimi, come ogni coppia di sposi che si rispetti. Nonostante il ritardo abbiamo comunque assistito allo scambio delle promesse e degli anelli. F. aveva la voce rotta dall'emozione e quasi quasi mi commuovevo anche io.
Conclusa la funzione, salutare gli amici sul sagrato della chiesa e fare il conto degli anni da cui si conosce ciascuno, ricordare episodi del passato.
Scattare foto agli sposi sommersi da una pioggia di riso.
Pensare ad A. e alla sua rabbia di diciottenne, l'amore per la musica metal e il suo personaggio cattivo al girsa. E vederlo ora sorridente che chiacchera col frate e farsi strappare un sorriso al pensiero di quanta strada percorsa fino qui.
E poi il pranzo, classico, ma non eccessivo, in un bell'ambiente in mezzo agli ulivi. Il vino e le chiacchere. Svernare sul patio con la pancia piena in attesa del caffè, guardare il mare fra le fronde degli ulivi e godere del primo vero caldo della stagione.
Pensare a quella volta sulla panchina della stazione, A. che all'indomani del suo primo appuntamento con F. raccontava a me e T. quanto fosse felice. Ed io e T., in preda a pessimismo cosmico, a dirgli "stai attento, non ti esaltare è appena l'inizio chissà come andrà".
E' andata che sono belli giovani felici e abbronzati con un anello al dito, pronti ad una vacanza in Sardegna e ad una vita insieme.
Ed noi guardandoli non possiamo che essere felici per loro.

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